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La gabbia PDF Stampa

Una storia per pensare

La gabbia

 

Un sacerdote, che viveva in un piccolo paese, la mattina di Pasqua arrivò in Chiesa, portando con sé una gabbia arrugginita. La sistemò vicino al pulpito. La gente, stupita, si chiedeva il senso.

Il sacerdote iniziò a parlare.

«Ieri mentre passeggiavo vidi un ragazzo con questa gabbia. Dentro tre uccellini che tremavano dal freddo e per lo spavento.

Lo fermai e gli chiesi: “Cos'hai figliuolo?”.

“Tre vecchi uccelli”, mi rispose. 

“Cosa farai di loro?”. Chiesi.

“Li porterò a casa e mi divertirò”, rispose il ragazzo. “Li stuzzicherò, strapperò loro le piume così litigheranno. Mi divertirò tantissimo”.

“Ma presto o tardi ti stancherai di loro. Allora cosa farai?”.

“Ho dei gatti. A loro piacciono gli uccelli li darò a loro”.

Rimasi in silenzio per un momento, poi gli chiesi: “Quanto vuoi per questi uccelli?”.

“Cosa?!!! Mica li vuoi, sono uccelli da campo, niente di speciale. Non cantano. Non sono nemmeno belli!”.

“Quanto vuoi?”, chiesi di nuovo.

Pensando fossi pazzo, mi disse: “10 Euro!”

Li presi, dieci Dalla tasca e glieli misi in mano. Come un fulmine il ragazzo sparì. Presi la gabbia e con delicatezza andai in un campo dove c'erano alberi, erba e fiori. Aprii la gabbia e con gentilezza lasciai liberi gli uccellini. Ecco perché questa gabbia vuota».

Poi cominciò a raccontare questa storia.

«Un giorno satana e Gesù stavano conversando. Satana era appena tornato dal giardino dell'Eden tutto borioso e gonfio di superbia. Diceva: “Ho appena catturato l'intera umanità. Ho usato una trappola che sapevo non avrebbe trovato resistenza, un' esca che sapevo ottima. Li ho presi tutti!”.

“Cosa farai con loro?”  Chiese Gesù e satana rispose, “Oh mi divertirò con loro! Gli insegnerò a sposarsi e a divorziare, come odiare e farsi del male a vicenda, come bere e fumare e bestemmiare. Gli
insegnerò a fabbricare armi da guerra, fucili e bombe e ammazzarsi fra loro. Mi divertirò un mondo!”. “E poi, quando hai finito di giocare con loro, cosa ne farai?”. Chiese Gesù.

“Oh li ucciderò”, esclamò satana con superbia».

 

Quanto vuoi per loro”, chiese Gesù.

“Ma va!!! Non la vuoi questa gente. Non sono per niente buoni, sono cattivi. Li prenderai e ti odieranno. Ti sputeranno addosso, ti bestemmieranno e uccideranno. Non puoi volerli!!!”.

“Quanto vuoi?” chiese di nuovo Gesù.

Satana guardò Gesù e sogghignando disse: “Tutto il tuo sangue, tutte le tue lacrime e tutta la tua vita”.

 

Gesù disse, «AFFARE FATTO!»

E POI PAGÒ IL PREZZO.

Nella Chiesa il silenzio era assoluto. Il sacerdote prese la gabbia e uscì.

 

 
Catechista e ... mamma PDF Stampa

Catechista e ... mamma

 

Quando mi è stato proposto di fare la catechista sono stata tentata di rifiutare perché mi sentivo "non preparata". Quello che mi ha spinto ad accettare è stato il mio essere innamorata di Gesù Cristo. Se sono qui oggi è perché qualcuno nove anni fa mi ha annunciato Gesù Cristo attraverso un percorso sui dieci comandamenti.

A quel tempo la mia vita era ridotta in macerie: un terremoto aveva raso al suolo le mie sicurezze. Un amica mi invitò a partecipare a delle catechesi che si tenevano una volta alla settimana per un anno circa.  Non avevo più niente da perdere e mi faceva sorridere dovermi rivolgere a dei "preti" per trovare sostegno e consolazione. Quegli incontri invece hanno rappresentato la mia salvezza! Il fatto che ero ormai povera di tutto ha fatto sì che ascoltassi con profonda attenzione questo giovane frate che mi parlava di cose trite e ritrite di duemila anni fa!

Non potrei annunciare Gesù ai bambini se io stessa non l'avessi conosciuto!

Gesù Cristo ha dato senso alla mia esistenza e mi riempie di gratitudine, proprio per quella consapevolezza di essere amata nella mia miseria, nella povertà spirituale; e facendomi mendicante del Suo Amore Lui mi dona tutto se stesso! Non sono la madre che vorrei essere, né la collega di lavoro che vorrei essere, né la cristiana che vorrei, ma so che c'è Qualcuno che mi ama così come sono e con la sua Grazia mi aiuta a crescere.

 

La gente oggi è lontana da Dio. Lo sono soprattutto i giovani. Essi sono distratti dal mondo: lo stile di vita frenetico la tecnologia, i telefonini, facebook sono inondati da moltissime informazioni provenienti da diverse fonti spesso in contrasto tra loro. Il più delle volte essi non hanno alle loro spalle famiglie credenti: sembra che credere in Dio sia roba da bigotti. Nel corso degli anni è andata distrutta l'importanza della figura paterna, e con essa si è andato pericolosamente sviluppando il rifiuto dell'autorità. Lo smembramento delle famiglie nel tempo non ha aiutato. 

I ragazzi - e purtroppo non solo loro - hanno oggi una visione del mondo liquida, in cui tutto è vero, tutto è falso e niente è certo. Non avendo punti di riferimento stabili, alla prima crisi crollano.
Hanno bisogno di Qualcuno a cui appoggiarsi, che gli indichi la strada che gli dia il sostegno sicuro. Hanno perso le istruzioni per l’uso della vita, vivono a casaccio, usano il corpo, l'amicizia, l'affettività, il tempo, nel modo sbagliato.

Come potranno ascoltarci? Chi fa la catechesi o l'incontro di catechismo, a mio parere, non può e non deve parlare né come un moralista elencatore di doveri, né proporre la "lezioncina" modello scolastico/didattico, con tanto di scheda da colorare, in un lasso di tempo che trovo brevissimo! Un'ora (quando è un'ora) vola in un “fiat”. Così facendo i ragazzi si mettono in modalità "audio-off" e pensano ai fatti propri.

Inoltre trovo opportuno coinvolgere anche le famiglie dei bambini e dei ragazzi che vengono a catechismo. Se non si annuncia anche a loro il Kerigma (fondamento dell’annuncio cristiano, ovvero la proclamazione della morte e risurrezione di Gesù Cristo, sotto l'azione dello Spirito Santo, ndr), il rischio concreto è che tutto quello che facciamo con i loro figli può essere perduto.

Dobbiamo parlare ai "poveri" da poveri come siamo noi stessi; la differenza sta nel fatto che abbiamo trovato un "tesoro" che vogliamo condividere con loro!

La gente prima di ascoltare il contenuto di quello che si dice, ascolta la musica del cuore! Dobbiamo parlare da innamorati, perché se sei innamorato ti brillano gli occhi quando parli del tuo "diletto": il tono di voce, il modo di parlare arriva e tocca i cuori di chi ascolta, tanto da suscitare curiosità e il desiderio di conoscerlo questo" sposo ". Bisogna parlare anche con la propria esperienza e attualizzare l'insegnamento del Vangelo a oggi. Spezzare la Parola di Dio e concretizzarla prima di tutto nella mia vita e poi aiutare chi mi ascolta a viverla nella propria.

Il Papa Benedetto nell'annuncio della Quaresima dice ancora che "la massima opera di carità è proprio l'evangelizzazione, ossia il servizio della Parola. Non v'è azione più benefica verso il prossimo che spezzare il pane della Parola di Dio, rendere l'uomo partecipe della buona Notizia del Vangelo e introdurlo nel rapporto con Dio. L'evangelizzazione - conclude il Papa - è la più alta e integrale promozione della persona umana". Ma cosa si fa a questo scopo?

Noi catechisti, se abbiamo fatto questo incontro serio con il Signore, abbiamo il dovere di custodire, coltivare, crescere e progredire in questa relazione. Abbiamo bisogno di una sorta di "formazione permanente" che ci aiuti - come dice il Papa - a "farci conquistare" dall'amore di Dio, per poter dire come nel Cantico "ho cercato l'amore dell' anima mia, l'ho cercato senza trovarlo ... ho trovato l'amore dell'anima mia, l'ho abbracciato e non lo lascerò più" (Cant 3,1-5)

Alessandra (da Conoscerci, Parrocchia di Maria Ausiliatrice Torino)

 
La Grazia: il motore di tutto PDF Stampa

LA GRAZIA: il motore di tutto

 

La Parola di Dio.

Gen 1,1 ss. per il discorso sulla bellezza perduta. Sulla bellezza ricuperata: Salmo 45 e i testi su Maria: Lc 1,28.44.46-47: «Ti saluto, o piena di grazia: il Signore è con te!… Il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo …  L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio mio Salvatore». Per il pensiero di San Paolo: Rom 3,24; 6,14; 8.

 

Grazia: una parola del vocabolario cristiano molto usata nei tempi anche di un recente passato e oggi caduta un po’ nel dimenticatoio. O usata per abitudine, senza sapere che cosa «combina», nel senso buono, la grazia in noi.

Ma tutto questo non è bello.

Può essere utile, per partire, una costatazione: la parola «grazia» ha la stessa radice e quindi un significato vicino alla parola «gratis»: è ciò che non costa nulla perché è un dono. E non c’è il trucco come in certi negozi, o come negli annunci dei gestori dei telefonini: ci sono molte offerte di servizi gratuiti ma, appena li hai attivati, ti accorgi che c’è sempre qualcosa da pagare.

 

Antico e Nuovo Testamento

 

Questo senso di dono appare in forme diverse anche nelle parole che noi traduciamo con «grazia» usate nelle due lingue della Bibbia: ebraico e greco.

In ebraico propriamente significa l’assistenza che aspettiamo da colui con il quale si è conclusa un’alleanza.

Quindi disposizione di spirito alla fedeltà, alla solidarietà, alla bontà. Se poi chi compie queste azioni è Dio, grande e primo protagonista dell’Alleanza con l’uomo, il termine «grazia» dirà tutta la sua benevolenza verso il popolo che si è scelto, che sarà viva e forte anche quando quest’ultimo peccherà.

Bella l’espressione di Es 34,6: abbiamo un «Dio di tenerezza e di fedeltà, che conserva la sua grazia per mille generazioni, tollera errori, trasgressioni e peccati…». E Israele cosa fa? Deve «rendere grazia» a Dio quasi a restituirgli la sua presenza misericordiosa!  Anche noi dovremmo ringraziare quando, col sacramento della Riconciliazione torniamo a vivere «in grazia di Dio» ricevendo, come dice il sacerdote prima dell’assoluzione, «il perdono e la pace».

Vediamo nel Nuovo Testamento, scritto in greco. Nei Vangeli non compare quasi mai la parola «grazia».

Strano? Forse non tanto, perché la Grazia di Dio era presente in carne e ossa nel Cristo: lo si vedeva, toccava (1Gv 1,1) e questo bastava…  Quando il Risorto se ne tornerà alla destra del Padre, come è raccontato negli Atti, il termine sarà usato molto di più proprio per indicare le grandi opere che Dio ha compiuto nel suo Figlio. Diventa sinonimo di «Vangelo».

Chi usa di più la parola «grazia» è San Paolo: nelle sue lettere compare cento volte. È sua la formula ancora usata oggi nella liturgia, in svariate combinazioni: «La grazia sia con voi».  Più che un saluto di cortesia, è invocare sugli interlocutori i frutti e i benefici del Regno di Dio inaugurato dal Cristo.

Nella lettera ai Romani, Paolo esprime al meglio questa realtà. Alcune battute: «Tutti coloro che credono sono giustificati gratuitamente dalla sua grazia in virtù della redenzione» (Rom 3,24); «Voi  non siete più sotto il regime della legge ma della grazia» (Rom 6,14). E così si vive in Cristo, nello Spirito e nella grazia che sono, in fondo, la stessa cosa. Il tutto esige però responsabilità: (2 Cor 6,1). Ne va di mezzo la nostra vita di eterna felicità che diventerà, o meglio, continuerà ad essere nostra se già viviamo qui in «grazia di Dio». 

Grazia e bellezza

 

Tornando al confronto di «grazia» con parole di tutti i giorni che le assomigliano, potremmo pensare anche all’aggettivo «grazioso», cioè alla bellezza. Si allarga il cuore perché, fulminea e luminosa ecco l’intuizione di Dostoevskij: «La bellezza salverà il mondo».

Nella scrittura spesso il bello coincide con il buono, per cui potremmo leggere quanto riportato dall’autore sacro al termine della creazione: «E Dio vide che quello che aveva creato era molto bello!» (Gen 1,31). Adamo ed Eva hanno preferito un brutto rapporto col proprio corpo vergognandosi della loro nudità (Gen 3,7), tra di loro (Gen 3,12), con la natura (Gen 3,17).

Eppure proprio nel momento più drammatico quando i progenitori sono colti da Dio con le mani nel sacco, Dio maledice il serpente e proclama solennemente che appariranno in un futuro, lontano ma certo, due bellezze che rimetteranno in ordine le cose. Gesù Cristo in cui tutta la tradizione ha sempre visto «il più bello tra i figli dell’uomo»: siamo nel Sal 45,3 e questa è forse una delle più straordinarie profezie sul Messia. Maria, la Madre di Gesù, la «piena di grazia» perché ha «trovato grazia presso Dio» (Lc 1,28.30). In un canto popolare viene salutata così: «Bella tu sei qual sole, bianca più della luna e le stelle più belle non son belle al par di te». 

Con me e con tutti i miei cari

 

Pregare «la tua grazia sia sempre con me», significa chiedere a Dio tutte queste cose. Il che non è poco, perché ci fa vivere con senso cristiano il giorno che iniziamo (Ti adoro del mattino) e non sprecare – passi il temine – il tempo della notte perché, con questa bella invocazione, anch’essa viene come immersa nel circuito vitale e continuo della Grazia di Dio (Ti adoro della sera).

Curioso e, per certi versi, un po’ inaspettatamente provocatorio, invocare la grazia di Dio sui «nostri cari». Perché?  Perché mi sembra che a volte oggi sia molto più difficile pensare le persone, con cui viviamo tutti i giorni, come care.  Il che vuol dire, come indica la parola stessa, che sono da noi amate e ben volute perché hanno un valore e per loro siamo disposti a pagare un «prezzo» anche, appunto, «caro». Non per niente diventano i nostri «tesori».

Pregando insieme in famiglia e chiedendo anche per i nostri cari la grazia di Dio, per forza siamo poi portati a smussare gli angoli dei nostri caratteri, a correggere le rotte delle nostre scelte, a ridimensionare le nostre pretese.

Siamo quasi come condotti per mano giorno dopo giorno a ricuperare tutti questi atteggiamenti che ci scaldano il cuore o tolgono tutto quel ghiaccio che a poco a poco ha spento il fuoco dell’amore.

Faremo anche le scelte insieme, condividendone motivazioni e modalità e avremo pazienza e misericordia sapendo perdonare, gestire bene le fatiche e le retromarce dello stare insieme. La fiducia negli altri e la speranza che il positivo saranno vincenti, ci aiuteranno a considerare gli altri come cari e a costruire una vera famiglia.

Se poi pensiamo che la Chiesa è una grande famiglia e che anche l’umanità lo è, proviamo a immaginare quale rivoluzione potrebbe scoppiare sul nostro pianeta!

È sacrosanto «indignarci» per ciò che non funziona nel mondo, soprattutto quando sono cose sul serio indegne.

Però sarebbe bello fare di tutto per pensare come «caro/cara» ogni uomo e donna che incontriamo sulla nostra strada. Il mondo cambierebbe.

Ci aiuti in questo sogno Maria. 

La preghiera diventa vita

 

Passerò, giorno dopo giorno, in rassegna i miei famigliari e farò attenzione a tutta la bellezza («grazia») che sprigionano per quel che sono, fanno, dicono con i gesti, le parole, gli sguardi, i silenzi, le attenzioni, i sorrisi. Un po’ alla volta scoprirò che mi diventano molto «cari» ed io sarò per loro «caro».

 

 
Non temere il buio della notte PDF Stampa

NON TEMERE

il buio della notte

 

Ti adoro, mio Dio,

ti amo con tutto il cuore,

ti ringrazio

di avermi creato,

fatto cristiano...

Se qualche bene

ho compiuto,

accettalo.

Custodiscimi

nel riposo

e liberami dai

pericoli.

 
La vita, con la luce, il buio dei suoi giorni e delle sue notti, si confronta con la Parola di Dio e sgorga la preghiera di gratitudine, di perdono e di richiesta.

 

Dal buio alla luce

 Quanto buio nelle nostre città brulicanti di inganni …

Quanto buio nelle nostre case, con freddi monitor dei computer e schermi di TV che non sanno ascoltare …

Quanto buio nelle nostre coscienze disorientate ai crocicchi della vita …

Quanto buio nelle nostre intelligenze spente alla conoscenza del Signore …

Signore, torna a separare la luce dal buio (Gen 1,2). Tu, che tra il buio, le nuvole e l’oscurità ti sei rivelato a Mosè (Deut 4,11), sii nostro compagno quando,come le vergini prudenti (Mt 25,5-7), vegliamo in attesa dello Sposo (che poi… sei Tu!) per vincere il principe delle tenebre (Ef 6,12). 

Quali sensazioni passare, in montagna, dal buio freddo alla luce calda del giorno …

 È proprio bello trovare la luce uscendo da un tunnel …

Che pace dona la candela che illumina una notte di preghiera …

“Alleluia!” al Cristo Risorto che, fragile luce del cero pasquale, vince ogni buio …

O Dio, avvolto di luce come in un manto (Sal 104,2), risplendi su di noi per poter seguire i tuoi comandamenti che danno luce agli occhi (Sal 19,9). Grazie di averci mandato il Cristo: con Lui, luce

del mondo (Gv 8,12), non cammineremo più al buio. Come figli della luce, aiutaci a cercare ciò che piace a te che è poi il nostro bene (Ef 5,8-9). Insegnaci ad essere nella luce amando i fratelli (1 Gv 2,10). E così cammineremo verso il Paradiso dove sarà giorno per sempre! (Col 1,12).

 

Dalla notte al giorno…

 

Gente che scambia la notte per il giorno …

Giovani in discoteche illuminate, piene di bugie …

Disperati al tavolo verde di un casinò …

Ostinati che regalano i loro stipendi al videopoker del bar della stazione … 

Cuori rinsecchiti che mendicano amore da creature così povere che vendono il proprio corpo, l’unica cosa che è rimasta loro …

Tutto, sempre, di notte …

Perdonaci, o Signore, quando cerchiamo la notte per compiere il male (Gb 24,13-15)… Ma di notte, sarà inevitabile inciampare (Gv 11,10). Però tu, proprio una notte, hai liberato il tuo popolo dalla schiavitù dell’Egitto tanto che ancora oggi, di notte, si fa memoria della Pasqua, cioè di quella liberazione (Es 24,12.42). Grazie anche perché la vera Pasqua è il Cristo che, tradito di notte, in un’altra notte risuscitò (Mt 28). “Comportiamoci allora onestamente, come in pieno giorno, rivestendoci del Signore Gesù Cristo” (Rom 13,12-14).

I piedi di chi, sicuro, cammina in pieno giorno …

I piedi di una madre che accompagna i figli a scuola e poi, come papà, va a lavorare …

I piedi che danzano tra acceleratore, freno e frizione, di chi ha come casa l’autostrada …

I piedi dei migranti in cerca di casa e lavoro …

I piedi dei ragazzi che giocano al pallone o delle ragazze che camminano, sognando il futuro nelle vetrine dei negozi di una città …

I piedi piagati dalla malattia o quelli stanchi per la vecchiaia, ma sazi di cammini costruttivi …

Signore, fa’ che i nostri piedi annunzino pace (Is 52,7) perché pensiamo positivo. Tu sazierai di lunghi giorni (Sal 90,16) quanti confidano in te. E così, o Signore, veglieremo (Mt 24,42) in attesa del tuo grande giorno. Allora ognuno di noi – con le mani piene di fede, speranza e carità (2 Tm 1,12-14) – potrà dire con San Paolo: “È giunto il momento di sciogliere le vele. Ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede” (2 Tim 4,6-8).

 

La preghiera diventa vita 

Pensando a Gesù che pregava anche tutta la notte, farò bene le preghiere della sera, possibilmente con tutta la mia famiglia riunita. Sarà il mio modo di prepararmi al riposo e di mettermi sotto le ali di Dio che mi libererà da tutti i pericoli del buio e della notte.

 

(Da Il tempio di Don Bosco - Autore Don G.Chatrian, sdb)

 
La GIOIA del SI PDF Stampa

la gioia del
 

Ti adoro, mio Dio,
ti amo con tutto il cuore,
ti ringrazio di avermi creato,
fatto cristiano...
Se qualche bene ho compiuto, accettalo.

 


La Parola di Dio

 

Salmo 8: Se guardo il Tuo cielo, opera delle Tue dita, la luna e le stelle che Tu hai fissate, che cosa è l’uomo perché Te ne ricordi e il figlio dell’uomo perché Te ne curi? Eppure l’hai fatto poco meno degli angeli, di gloria e di onore lo hai coronato: gli hai dato potere sulle opere delle Tue mani,

Sal 119,117: Gioirò sempre nei tuoi decreti.

Col 2,5: Io gioisco a vedere la vostra condotta ordinata.

2 Cor 9,7: Dio ama chi dona con gioia.

 

Di bene se ne fa, ogni giorno e tanto.  Come quando nel Monastero di clausura carmelitano di Chiavazza, non lontano da Biella, Suor Aurora, la Priora dà l’avvio ad un incontro di preghiera un po’ speciale che ha come tema: Sulle orme di Elia.

Vengono presentati cinque momenti dell’esperienza di questo grande profeta: la fuga dalla siccità e l’incontro con la vedova di Zarepta, la sfida con i profeti di Baal, Dio che gli si rivela nel mormorio di un vento leggero, il dramma di Nabot e il rapimento di Elia in cielo.

Alcuni amici del monastero presentano i singoli episodi, i ragazzi della Comunità terapeutica “Casa della Speranza”, per ragazzi che hanno fatto uso di sostanze, vicina al monastero, leggono a più voci del brano biblico correlativo, le

monache condividono con tutti una preghiera composta da loro sull’episodio trattato e il Coro Gospel “Free Spirit” di Chieri, conclude i singoli quadri con una canzone che attualizza il messaggio di Elia.

Un… mix di vissuti ed esperienze veramente inedito, perché impensato e quasi impensabile! Colui che ha ripreso con una videocamera l’evento è uscito con questa osservazione: «Un bel pomeriggio. Allarga il cuore. Iniziative come questa dovrebbero finire sui giornali o essere trasmesse dai telegiornali».

Naturalmente non è successo nulla di tutto questo e il TG, anche di quella sera, ha vomitato nelle nostre case una serie impressionante di orrori, violenze e negatività oppure l’ennesima puntata di una tragedia successa mesi se non anni prima. Fa notizia solo il male, quasi mai il bene.

 

Un insegnante di una Scuola Media salesiana, aveva una bacheca sotto il portico, intitolata BBN, Banca delle

Buone Notizie.

L’aggiornava periodicamente facendo controinformazione positiva di fatti eccezionali come quel ragazzo che, dato che mamma e papà erano al lavoro, con coraggio ha sfidato il fuoco di un incendio che stava distruggendo la casa, si è caricato il fratellino sulle spalle e, scendendo le scale “a memoria”, perché ormai invase dal fumo, lo ha portato in salvo.

Riportava sulla bacheca anche notizie minute, quotidiane: una mamma che tutte le mattine chiama suo figlio e gli prepara la colazione prima di andare a scuola; una famiglia che tiene in casa la nonna non più del tutto autosufficiente invece di scaricarla in un ospizio; un nonno che sa apprezzare le cose belle che vivono figli e nipoti senza dire continuamente: “Ai miei tempi!”

Un giovane che si prepara al futuro alternando studio ai momenti di lavoro, anche per non pesare del tutto sui genitori.

Quanto è difficile vedere la bottiglia mezza piena, o ricordarsi che se si vedono le nubi è perché sopra di loro c’è il sole! Fa sempre più rumore un albero che cade piuttosto che tutta la foresta che cresce!

 

Ma perché dobbiamo lasciare la scena ai profeti di sventura o ai pessimisti che sottolineano sempre gli errori e gli sbagli di chi incontrano? Sono così abituati a “pensare negativo” che, alla fine, si convincono loro e quasi quasi convincono anche noi che il mondo è un grumo di negatività dove tutto precipita in una universale infelicità.

Un campione di questo modo di pensare è il Leopardi, come quando nel Canto notturno di un pastore errante per l’Asia, conclude la celebre poesia rivolgendosi al suo gregge e alla luna:

Forse s’avess’io l’ale (…)

più felice sarei, dolce mia greggia,

più felice sarei, candida luna...

È funesto a chi nasce il dì natale.

 

A ben guardare la Parola di Dio riporta di frequente i termini felice, felicità, gioia, il verbo gioire in tutte le sue declinazioni!

Non solo Jovanotti “pensa positivo”, come recita la sua nota canzone, ma anche il Buon Dio. Anzi noi dobbiamo essere ottimisti proprio perché Dio ci ha messo le ali che ci fanno volare nel cielo blu della vita verso la felicità senza.

Sembra un sogno a occhi aperti… 

Invece ciascuno di noi scopre di avere le ali quando prende coscienza che Dio con l’Incarnazione, la Passione, Morte e Risurrezione di Suo Figlio Gesù Cristo ama così tanto da non chiamarci più servi ma amici. Dio è amore e tutto quello che fa gli viene … bene perché dall’amore vero – e quello di Dio è limpido e totale, – può venire solo il bene.

Pensiamo solo alla creazione quando diciamo, con Francesco:

Laudato si’ mi’ Signore

cum tucte le tue creature…

 

Bellissimo anche il Salmo 8: «Se guardo il Tuo cielo, opera delle Tue dita, la luna e le stelle che Tu hai fissate, che cosa è l’uomo perché Te ne ricordi e il figlio dell’uomo perché Te ne curi?»

Forse pensiamo anche noi che il mondo, questo oscuro granel di sabbia, il qual di terra ha nome, sempre usando le parole di Leopardi (La Ginestra) sia nulla di nulla. Invece no: è stato consegnato all’uomo e alla donna che devono popolarlo, mantenerlo bello, anzi renderlo ancora migliore, assieme a tanti fratelli e sorelle che camminano felici con loro. Questo è il bene che in Dio ha la sua sorgente e che, nonostante la guerra spietata che gli fa il male, non verrà mai meno e lascerà sempre a tutti il sorriso sulle labbra e la pace nel cuore.

Profezia di questo sogno è la Chiesa radunata per offrire al Padre, con la forza dello Spirito Santo, il sacrificio di lode del Cristo che rende nuova la vita di tutti i credenti che, piano piano, contagerà anche il mondo intero.

 

Il bene non fa rumore, come l’albero che cresce. È contagioso anche se lavora sui tempi lunghi e non fa mai il botto come il male.

Pensiamo all’abisso che c’è fra il sussurrare dei giorni di fedeltà in una vita a due nel matrimonio e il fragore devastante di un solo adulterio.

Il bene va fatto bene: a volte rischiamo di vanificare il bene compiuto perché condito di superbia, di approssimazione o di vanità. Il bene va fatto perché è bene e stop. Una mamma ripeteva sempre ai suoi figli: «Il bene non si fa perché qualcuno lo sappia, ma perchè qualcuno ha bisogno». Questa è una preziosa eredità che loro tengono stretta nei cuori, ora che la mamma non c’è più.

È bello sapere che noi, ciascuno di noi, possiamo entrare in questo circuito di bene che bisogna imparare a scoprire nelle pieghe della quotidianità e su tutte le strade del mondo. Proprio per questo occorre essere protagonisti in prima persona, da quando squilla la sveglia al mattino fino al momento in cui ci addormentiamo dopo aver ringraziato, col Ti adoro proprio per il bene compiuto durante la giornata.

La preghiera ha però due sottolineature: «se qualche bene»: fosse vero poter riempire tutta la giornata seminando solo bene! Purtroppo a volte le ore passano grigie e lente senza un raggio di sole che venga a scaldarle. La preghiera ci mette in bocca solo l’ipotesi di aver compiuto il bene (se…) perché a volte (spesso) la realtà è ben diversa.

Ma con l’aiuto di Dio che abbiamo invocato al mattino («Ti offro le azioni di questa giornata, fa’ che siano tutte secondo la tua santa volontà») possiamo farcela e riusciremo a seminare anche noi il bene che alla sera – ecco la seconda sottolineatura – offriamo a Dio restituendogli, in un certo senso, il dono che ci fatto creandoci a sua immagine e somiglianza.

Non grumi di male, ma cellule vive da cui fiorisce un mondo di bene. Non smetteremo mai di ringraziare per questo regalo.

 

La preghiera diventa vita

 

Mi sforzerò ogni giorno di fare bene il bene, sapendo che non fa rumore ed è contagioso perché lavora sui tempi lunghi. Proprio per questo lo condirò di pazienza.

 

(Da Il tempio di Don Bosco - Autore Don G.Chatrian, sdb)

 

 
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